La Comunanza di Cammoro

La natura geologica della zona è caratterizzata da vari tipi di rocce calcaree: passando dai fondovalli ai rilievi si alternano calcari grigi a scisti calcarei marnosi, grigiastri o rossicci, alla scaglia cinerea dell'Eocene, fino ai calcari bianchi di Monte Cammoro, mentre nella zona di Monte Molino si trovano scisti calcarei e marnosi variegati del Giurassico. I terreni che ne derivano non risentono eccessivamente della differenza geologica del substrato; essi hanno piuttosto caratteristiche diverse al variare dell'altitudine, dell'esposizione e della pendenza. La profondità dei terreni è pure molto varia e da terreni superficiali con affioramenti di roccia madre si passa a terreni più profondi, anche se provvisti quasi sempre di abbondante pietrame.

comunanza di cammoro

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Rappresenta la pratica antica di mantere indivisa la proprietà delle terre comuni di una comunita', definita anche Comunione Familiare Montana, sorgono nel passato in tutta Italia, soprattutto nei luoghi di insediamento celtico, come consorzi delle antiche famiglie originarie per un uso collettivo ed indiviso dei pascoli e delle foreste; la loro nascita risale all'epoca dei primi insediamenti fissi ai tempi della colonizzazione celtica. La Comunanza Agraria di Cammoro si estende su una superficie di più di mille ettari in quei territori che una volta appartenevano al Castello di Cammoro.

Importante e strategico posto di guardia lungo la Via della Spina, tra Spoleto e Colfiorito. Il territorio interessato si estende dunque lungo il tratto che dal Passo della Spina arriva sino al Fiume Menotre (ovvero alla strada che unisce Casenove con Sellano), allargandosi tra il Fosso Fauvella e il Fosso Pié di Cammoro. Si tratta di un'area prevalentemente montuosa, anche se la zona non presenta rilievi particolarmente elevati: le altezze maggiori sono raggiunte dal Monte Brunette (1421 m), dal Monte Carpegna (1345 m), dal Monte Puranno (1296 m) e dal Monte Cammoro (1273 m), mentre presentano altitudini leggermente inferiori il Monte Siliolo (1071 m) e il Monte Molino (910 m). L'altitudine non scende però mai al di sotto dei 680 m s.l.m., e la quota più bassa si registra in prossimità del Fiume Menotre, nella zona settentrionale del territorio.

Le montagne si presentano dolci, con versanti non troppo ripidi e sommità arrotondate, caratterizzate generalmente da ampi pascoli sommitali che offrono splendidi paesaggi sull'intero territorio e sui Monti Sibillini. La vicinanza alle più alte cime dell'Appennino Umbro marchigiano rende il clima particolarmente rigido nel periodo invernale, con i pascoli sommitali quasi sempre immantati di neve. Tra questi monti, numerosi torrenti scorrono verso il Menotre, intervallando i rilievi con valli piuttosto strette e disposte in direzione Sud-Nord (Fosso Fauvella, Fosso Piè di Cammoro, Fosso delle Terne): quasi asciutti nel periodo estivo, questi torrenti raggiungono notevoli portate nei periodi piovosi, con elevato trasporto di materiale solido, che rende il territorio particolarmente sensibile ai problemi idrogeologici e di erosione. Questi fossi, insieme alle frequenti sorgenti e ai vari fontanili disposti nei pascoli della zona, caratterizzano tutto il territorio che si presenta così complessivamente ricco d'acqua e piuttosto fresco anche in estate. Risultano invece praticamente assenti specchi d'acqua perenni, fatta eccezione per piccoli laghetti come quelli che si incontrano a Posta Marignoli, alla base del Monte Puriggia e nell'area di Monte Molino. All'interno dei principali corsi d'acqua e in particolare nel fosso Fauvella vive la trota fario (Salmo trutta trutta), il più importante salmonide dei corsi d'acqua montani italiani.